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Storia"Del clima temperato son pruova gli agrumi, che vi allignano. L’aura del mare tempera la troppo rigida influenza dei monti, e questi calmano la furia de’ venti, e la rabbia di Sirio
[...]
l’atmosfera è pura, e rare volte offuscata da nebbie ad onta de’ fiumi, perché questi a rapido corso."

Lo scorrere del tempo non ha mutato il paesaggio e le suggestioni così mirabilmente descritte dal Canonico D. Ronsini in una cronaca del 1873.

L’origine dell’odierno abitato di Rofrano si può verosimilmente collocare intorno all’anno mille. Il nucleo urbano originario sorse a ridosso dell’insediamento religioso costituito dalla basilica e dal convento che ospitava una comunità di monaci Basiliani.
Quest’ordine monastico si insediò già nella metà dello scorso millennio, in molte località del Centro e del Sud Italia, dando origine a numerosi agglomerati urbani. Testimonianze della presenza dei Basiliani ci sono pervenute sia attraverso la esistenza di edifici di culto più o meno ben conservati, sia attraverso gli usi agricoli e i costumi culturali e religiosi delle popolazioni dei territori una volta abitati dai monaci provenienti dalle terre d’Oriente.
Nell’insediamento basiliano di Rofrano, l’elemento nodale della composizione, come spesso accadeva, era la basilica collocata alla sommità di un poggio alle falde del quale si è sviluppato il centro abitato. L’edificio originario sorgeva su un alto podio che costituiva una terrazza artificiale realizzando una composizione assimilabile a quella del tempio greco sia per la presenza del podio (stilobate), e sia per il rapporto che l’edificio stabilisce con il paesaggio naturale.

L’attuale Santuario che sorge al posto della basilica originaria è Santuariostato sottoposto a vari interventi di restauro. Tuttavia, è possibile rievocare l’immagine di spazio "mistico" proprio degli edifici di culto orientali, come è possibile ricostruire l’impianto generale dell’antico edificio attraverso le analogie che si instaurano con basiliche di identica origine e meglio conservate, quali la Cattolica di Stilo in Calabria, o come SS. Giovanni e Bacco in Turchia.
L’edificio originario doveva essere a pianta centrale a croce greca con un avancorpo in corrispondenza dell’ingresso a formare un atrio (nartece). Lo spazio interno doveva essere definito da quattro pilastri collocati ai vertici di un ipotetico quadrato che descriveva lo spazio centrale della basilica (naos) coperto a cupola, ai lati da due deambulatori o navatelle ed in asse con l’ingresso doveva esserci una conca absidale il cui orientamento non era quello canonico diretto ad oriente ma spostato più verso nord.
Questo tipo di basilica era destinata ad accogliere lo svolgimento di funzioni religiose di rito greco in cui il clero officiava il rito nell’ambiente centrale mentre il popolo di fedeli prendeva posto nelle navate laterali.
All’interno della basilica sono conservati un crocefisso ligneo del XV sec. ed una statua della Madonna con bambino che attinge al culto di Hera Argiva, la madre che nutre il bambino e si prodiga per la sua crescita.
Nella zona a sud est della terrazza realizzata dalle poderose opere murarie ancora in parte visibili, sorgeva il complesso conventuale con il chiostro e gli orti ancor oggi esistenti. Del complesso religioso si conserva l’impianto generale; il convento è stato sostituito, nelle epoche successive dai palazzi delle dinastie baronali succedutesi alla guida del feudo di Rofrano nel corso dei secoli.
L’agglomerato urbano, che sorse intorno all’insediamento religioso, costituiva il centro direzionale e di scambio e si sviluppò alle falde del poggio degradante verso l’alveo del fiume Faraone. Successivamente l’abitato fu cinto da mura munite di 3 porte: ad est Porta S. Antuono, a sud Porta Vallone ed ad ovest Porta del Leccio. La Porta S. Antuono era munita di una torre cilindrica di guardia; sull’arco della porta esiste una epigrafe in cui si ricordano gli ufficiali e i serventi partiti da Rofrano per la seconda crociata, offerti come tributo dalla collettività a Ruggero II che concesse, con l’emissione di una bolla, il feudo di Rofrano nel 1131 alla comunità di monaci Basiliani.
Il nucleo storico di Rofrano conserva l’assetto urbanistico originario della rete di vie e scale che creano un sistema complesso di collegamenti che distribuiscono gli edifici ai vari livelli.

La chiesa parrocchiale che deve la sua attuale forma ad una sistemazione settecentesca, come riportato in un concio di pietra sullo spigolo nord del campanile(1755), presenta una pianta a tre navate con uno sviluppo longitudinale leggermente accentuato, un abside rettangolare orientato canonicamente verso oriente che ospita un pregevole coro in legno (1739). La dedica del tempio a S. Nicola di Mira, Santo di origine orientale il cui culto fu importato dai monaci basiliani, e il suo impianto tozzo che rimanda alla forma a pianta centrale, fanno pensare anche in questo caso ad un edificio basiliano successivamente modificato e reso adatto al predominante rito latino a cui tutti gli ordini dovettero ad un certo punto uniformarsi.
Altri edifici di culto ormai in rovina sono S.Anna, nel centro storico e S. Maria dei Martiri, nella parte centrale del nuovo abitato. (storia del novecento)

 

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