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IL TERRITORIO

 

il Luogo

 

            Ci troviamo geograficamente nell’estremità sud della provincia di Salerno, pochi chilometri ci separano dalla Lucania in quello che, attualmente, viene definito “Basso Cilento”.

Il territorio del comune di Rofrano è situato in una porzione del Parco del Cilento e Vallo di Diano con una forte valenza storica e tradizionale, e, per altro, particolarmente ricco di emergenze naturalistiche.

Il massiccio calcareo del Monte Cervati a Nord ed il fiume Mingardo a Ovest, entrambi iscritti fra i Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.), delimitano l'abitato di Rofrano che si distende lungo la strada provinciale di  collegamento con Sanza e il Vallo di Diano.

Il Monte Cervati è una efflorescenza calcarea in un territorio caratterizzato dal tipico flysch del Cilento. Il versante interno è più tipicamente calcareo con picchi, guglie e pareti aspre che, man mano che si procede verso sud, prendono l’aspetto più tipico della roccia dolomitica. Ma il linguaggio geologico con cui si descrive questo monte non può rendere l’incanto che si prova nell’osservarne le caratteristiche naturalistiche al sorgere della luna e  colorandosi di sfumature quasi irreali in un silenzio pieno di magia.  Le suggestioni che ci può regalare questo monte sono ancora più forti se lo si percorre utilizzando uno dei sentieri esistenti così come fece alla fine del 1800 Cosimo De Giorgi che, arrivando Rofrano partendo da Laurito, ci regala questa descrizione:

“Ripreso il nostro cammino muovemmo verso Rofrano. Lo spettacolo dei burroni e delle frane torna anche qui ad ogni piè sospinto e si ha in tal modo un viaggio pieno di belle emozioni, ma che bisognerebbe percorrere ad occhi chiusi. Tra l'altro bisogna valicare a piedi  o a cavallo due torrenti, il Mezzarolo e il Faraone. Indi si sale a Rofrano che è situato sopra una collina ed ha delle frane spaventevoli intorno intorno. Nel palazzo baronale, antico convento dei basiliani si vedono delle larghe fessure; e la chiesa parrocchiale, cominciata nel 1864 nella parte più alta del paese è restata incompiuta e minaccia rovina.    

Le campagne intorno a Rofrano son bellissime ed ubertose. Qui dovrebbe nascer l'alpinismo; ma purtroppo vi è esercitato e su larga scala dai discoli e dagli ammoniti. Il paese circondato da quattro monti altissimi il Sacro, il Cervati, il Rotondo e il Centaurino, è stato sempre teatro delle imprese brigantesche,.... …” (C. De Giorgi – Viaggio nel Cilento)

            La tentazione di continuare la descrizione del paese attraverso le parole del De Giorgi è forte, anche perché, nonostante siano trascorsi più di cento anni, è possibile cogliere sfumature ancora attuali a testimonianza di quanto sia forte e radicata la tradizione sia nelle caratteristiche del luogo che negli usi degli abitanti.

            L’abitato si sviluppa lungo la strada provinciale e domina da Nord parte del corso del fiume Mingardo il cui alveo qui si allarga circondato da ampie distese di ciottoli e sabbia grossolana e le colline degradanti verso sud fino ad incontrare la sagoma del monte Bulgheria.

Il paese è piuttosto esteso, conta circa un milleottocento abitanti, e si è ampliato intorno gli anni settanta, lungo la strada provinciale che, stimolando le attività commerciali ha favorito anche la costruzione di un discreto numero di nuove abitazioni. Questo ha indirettamente preservato quelli che erano i percorsi più antichi: vicoli, piccole corti  e giardini ritagliati fra i muri a secco lungo il pendio che raggiunge le falde della  montagna. E’ proprio lasciando la provinciale e percorrendo le stradine che sembrano disegnate da un fulmine, che si può avvertire l’atmosfera più genuina, quell’atmosfera che ci si aspetta di trovare lasciando i paesi della costa.

La memoria di leggende antiche legate al fiume ed alla montagna, arricchite da quell’arcano incanto che l’isolamento culturale favorisce, sono enfatizzate dalla profonda fede religiosa che si manifesta soprattutto in occasione della feste religiose in onore della Madonna. Una festa sentita dal paese soprattutto per l’aspetto religioso.

 

 

LA SCELTA DELL’ INTERVENTO

 

Premessa

 

La dominazione gotica e quella longobarda avevano trasformato l'Italia in un immenso deserto di barbarie. Le ombre dei secoli bui si erano allungate sulla Penisola cancellando le ultime tracce di civiltà ormai in stato avanzato di putrefazione. Ma in questo contesto così raccapricciante vide la nascita il più straordinario fenomeno religioso e sociale del Medio Evo: il Monachesimo. Nacque in Oriente nei deserti del basso Egitto, della Siria e della Palestina, e la sua prima manifestazione fu l'eremitismo. Gli eremiti erano uomini che avevano rinunciato a ogni benessere e si erano ritirati dal mondo. Abitavano in caverne, capanne di paglia e sterco. Il Monachesimo conobbe in Oriente altre manifestazioni estremiste come per esempio, I Pascolanti, i Reclusi , gli Acemeti. I Pascolanti si chiamavano così perché vagavano continuamente in mezzo ai campi nutrendosi di erbe. L'eremitismo fu, comunque, la prima fase e  la più rozza, del Monachesimo. Una spinta alla sua evoluzione la diede l'anacoretismo, che in greco vuol dire ritiro. Il primo anacoreta fu S. Antonio il quale dopo vent'anni di isolamento, creò una comunità di religiosi cui però non diede alcuna regola. Finalmente con San Paconio, fondatore ai primi del quarto secolo di un convento nell'alto Egitto, abbiamo il primo esempio di cenobitismo, cioè a dire di vita comune organizzata. I monaci coltivano i campi, confezionano stuoie e cesti, raccolgono e conservano le erbe sia officinali che aromatiche che poi utilizzano per la cura e il nutrimento della persona. Il ricavato ottenuto dalla vendita dei prodotti, realizzati dai monaci, si utilizzano per il sostentamento del monastero e servono anche a soccorrere i poveri. Nel IV secolo il Monachesimo, incoraggiato dalla Chiesa si diffonde in Occidente. Il Monachesimo ha avuto un ruolo decisivo nella vita economica e sociale del Medio Evo, quando esso nacque l'Italia era precipitata nel caos. Le invasioni barbariche avevano distrutto città e villaggi, le campagne erano spopolate i poteri centrali non funzionavano e quelli periferici erano affrancati da ogni controllo e si erano trasformati in strumenti di oppressione. Per sfuggire alle violenze e alle angherie alle quali veniva sottoposta, la popolazione si  trasferì vicino ai monasteri, ai quali in cambio di protezione che essi fornivano, veniva offerto lavoro e manovalanza in genere. I conventi quindi si trasformarono a poco a poco, in borghi fortificati, autarchici, chiusi, isolati dal resto del mondo; fra un abate e un duca non c'era alcuna differenza , tutt'è  due erano sovrani assoluti di territori più o meno vasti, e godevano di particolari privilegi. Imponevano dazi e non pagavano tasse.

Ma nel contempo avevano reso il più prezioso di tutti i servigi. Il salvataggio dell'eredità culturale. Furono le biblioteche dei vari conventi a conservare e tramandarci opere di grande valore letterario. A testimonianza di ciò esistono a San  Nazario una frazione del comune di San Mauro la Bruca, i resti delle antiche vasche dove i monaci conciavano le pelli di pecore per la trascrizione di documenti sacri e non. 

Il comune di Rofrano in provincia di Salerno è immerso nel verde  dell'incontaminato Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, a 450 m al di sopra del livello del mare. L'insediamento si presenta come una serie di grappoli di case semplici, collocate sui fianchi, soleggiati di una montagna che circonda il monastero basiliano di Santa Maria di Grottaferrata.  Diversi sono stati gli interventi realizzati dall’amministrazione di Rofrano, ed altri in corso di realizzazione, che mirano al recupero degli spazi urbani. Anche il recupero del percorso che collega le tre porte di accesso del borgo (Porta del Leccio, Porta Vallone e Porta San Antuono), ha come finalità il recupero funzionale ed estetico di uno spazio che, pur non rappresentando la strada di maggiore traffico, ha un forte significato nella tradizione e nel sentire della gente, oltre che per l’adeguamento dei sottoservizi .

E' sufficiente lasciare la Provinciale e percorrere a piedi la via, per avvertire la strana sensazione di procedere a ritroso negli anni, lasciandosi alle spalle i rumori che, man mano che si procede, sembrano essere assorbiti dalla montagna che incombe. Il paese è li, le case si fermano poco al di sotto del santuario e l’atmosfera ovattata è rischiarata a tratti dai suoni provenienti da un’aia in cui razzolano poche galline: il tempo sembra sospeso, anzi sembra che non esista. 

L'approccio al progetto

 

            La formazione storica del territorio.

Può la forma di un territorio conservare i suoi significati quando nel contesto di un progetto viene trasformato l'impianto organizzativo di cui fa parte; oppure può un intervento inserirsi in un assetto territoriale, senza deformarne la coerenza?

            Su un punto,  esiste la totale concordanza: sulla necessità che qualunque intervento sia preceduto dalla piena e totale comprensione dei valori ambientali in presenza dei quali occorre operare. Tale comprensione può essere realizzata compiutamente attraverso uno sviluppo dell'analisi di tutti i fattori che concorrono e hanno concorso alla formazione dell'ambiente e alla definizione della sua forma, cosi come oggi la verifichiamo.

Intendendo il paesaggio in senso lato come un insieme costruito collettivamente, risulta determinante per la sua comprensione la componente rappresentata dalla sedimentazione degli interventi umani e particolarmente la storicità del paesaggio stesso. Il territorio va  inteso quindi, non come  un ambito esclusivamente fisico, ma anche come documento storico, in quanto sintesi delle modificazione apportate dal tempo.

            Occorre dunque una lettura critica delle diverse esperienze, reperibili come modificazioni delle realtà che ne determinarono l'assetto, come conseguenza delle condizioni socio-politiche e delle relative strutture economiche. Tali esperienze anche se sembrano scomparse, contribuiscono nella loro totalità a determinare quella forma che in ogni momento storico, e in particolare nel momento attuale, si presenta come elemento suscettibile di essere visto criticamente, e di costituire quindi un possibile parametro di riferimento.           

            Si intende per riferimento l'indice del rapporto che esiste tra forma e storia generale del territorio,e che definendone le reciproche incidenze ci permette di valutare in termini attuali, le possibili conseguenze, che determineranno sul più generale piano dell'assetto formale del paesaggio le scelte d'uso.

            In sostanza cioè occorre dare prioritariamente  un giudizio di valore per quegli episodi che legati ai fenomeni antichi,rappresentano l'espressione  di un tipo di cultura e di civiltà che si è correlata all'ambiente fisico; innestare su di essi un giudizio di valore estrapolato dalle previsioni di strutturazione formale tesa all'obbiettivo della conservazione e del rafforzamento di un immagine. In questo senso la forma del territorio può essere più giustamente intesa, come momento di un processo sempre storicizzabile, di cui risulti sempre cosciente il rapporto da porre tra effetto e causa.

    L'area  in esame, è un insieme di percorsi concepiti in un periodo in cui le esigenze non erano certo la viabilità e la percorribilità in automobile, una strada concepita per il pedone, per i pellegrini o tutt'al più per l'asino e che concedeva frescura al viandante e contemporaneamente protezione dalle intemperie.

L’intenzione del progetto è di non alterare questa atmosfera, anzi recuperarla laddove si sta perdendo e, dove è possibile, enfatizzarla.

 

 

 

IL PROGETTO

 

L’idea progettuale

 

Le fonti che hanno ispirato l’idea progettuale sono diverse e, come spesso capita quando si cercano delle conferme, sono confluite tutte nella stessa direzione: innanzitutto il luogo, caratterizzato da due elementi che emergono con prepotenza sul territorio, il fiume e i monti; poi, lo stato di fatto, ovvero la conformazione delle vie  che piegano fra le case e i muri di pietra a secco, per sfociare ed aprirsi in alto all’imbocco del santuario.

L'idea progettuale nasce come momento di sintesi scaturita dall'analisi storica del territorio del comune di Rofrano. Il borgo nasce e si sviluppa intorno al cenobio basiliano, da alcuni documenti si rinviene che lo stesso monastero avesse a sua protezione una torre. Altre tre porte di ingresso esistevano: Porta del Leccio, Porta Vallone, Porta San Antuono, l'unica ancora esistente, a completamento del sistema difensivo del borgo.

Lo scopo del recupero del percorso “Le tre Porte “ ha il fine di mettere in evidenza i fatti salienti del comune di Rofrano, tramite un collegamento guidato, che faccia riappropriare i residenti della loro storia e origine e per i visitatori capire la nascita, il ruolo e l'evoluzione del borgo.     

Il percorso inizia da Porta del Leccio, la Via Lettieri che è l'inizio, è stata già recuperata con un finanziamento P.O.R. 2000-06, per cui gli interventi previsti nel primo tratto riguardano l'inserimento di una bacheca di informazione di carattere storico e relativi segnali di direzione e osservazione.

Nella parte centrale il percorso raggiunge uno slargo, qui troviamo uno spazio terrazzato e ricavato sulle rovine della chiesa di San Giovanni citata da Cosimo De Giorgi  nel lontano 1883. Lo spazio è  dominato da un pergolato di rara bellezza che fuoriesce dalla roccia.

 Il percorso continua prima leggermente un pò in discesa per poi risalire e attraversa il punto vicino al torrente Carcillo, il secondo ingresso denominato “Porta Vallone”.

La via che percorriamo è un altro tratto anch'esso già recuperato con fondi P.O.R., per cui in prossimità della Porta Vallone, l'unico intervento  previsto è l'apposizione di una  bacheca informativa.  

         Proseguendo il cammino si arriva in una piazzetta dominata dalla chiesa di San Nicola di Mira, su tutto primeggia il campanile alto 35 m, costruito nel 1755. All'interno della chiesa a testimoniare la presenza sul territorio dei monaci greci è rimasto un crocefisso greco ligneo, fatto salvo da un tal Monsignor Bonito nel 1680, il quale ordinò che venissero bruciati tutti i libri e le scritture greche.

         Oltrepassati lo slargo, sul tratto di via recuperato da poco e bentenuto, si affaccia prima una schiera di case tra le quali spicca una molto caratteristica per le sue rifiniture, poi  un palazzo anch'esso di buona fattura artigianale. Di fronte il palazzo il percorso svolta a sinistra e tende a salire per arrivare poi alla Porta di San Antuono.

         La Porta è l'unica esistente ed è protetta da una torre, residenza dell'ultimo barone (Tosone) vissuto a Rofrano.  Il percorso continua circumnavigando le vecchie mura del monastero basiliano, si ha quasi la sensazione (vista l'inclinazione dei muri )  che esse si ribaltino, ma la loro posizione sembra sia rimasta quella che hanno assunto dopo l'evento franoso del 1863. La conclusione naturale del percorso termina nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria di Grottaferrata che domina su tutto il paese; essa colpita dalla frana è stata ricostruita e riaperta al pubblico nell'anno 1996.

Ad integrazione del percorso, il progetto interviene su  un fabbricato sito nel centro storico di Rofrano, in via A. Coviello, di proprietà comunale e  individuato in Catasto al foglio n° 13, particella n° 642.

         Il fabbricato già in parte recuperato è composto da due piani:

un piano seminterrato ove sono presenti due vani e un piano primo collegabile tramite una scala in legno, composto da due vani più un vano da adibire a servizio igienico. L'intervento realizzato è prettamente strutturale e quindi privo di qualsiasi rifinitura. Il progetto prevede la realizzazione del centro informativo-infopoint, con distribuzione gratuita  del materiale divulgativo e la visita guidata del percorso. La distribuzione delle attività nel locale sono così distinte: al piano seminterrato troverà posto l'archivio e il deposito, mentre al primo piano  si collocherà il locale accoglienza al pubblico con servizio igienico e       un retrostante vano adibito ad ufficio.

 Pertanto gli interventi previsti riguardano: la messa in opera dell'isolamento dal terreno realizzato con un vespaio, la messa in opera degli impianti idrici ed elettrici, la realizzazione degli intonaci, la messa in opera dei pavimenti, la realizzazione del servizio igienico completo di rivestimento e sanitari, la messa in opera degli infissi e delle porte interne ed esterne in legno di castagno, la previsione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica tale da soddisfare il fabbisogno dell'attività prevista, un condizionatore dell'aria, gli arredi inerenti l'attività di centro accoglienza-infopoint come da preventivo allegato;

 

 

 

Le fasi dell’intervento

        

L'intervento prevede:

 1       recupero della struttura nel centro storico tramite la messa in opera di: isolamento dal terreno realizzato con un vespaio, messa in opera degli impianti idrici ed elettrici, realizzazione degli intonaci, messa in opera dei pavimenti, realizzazione del servizio igienico completo di rivestimento e sanitari, messa in opera degli infissi e delle porte interne ed esterne in legno di castagno, previsione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica tale da soddisfare il fabbisogno, condizionatore dell'aria, arredi inerenti l'attività di centro accoglienza-infopoint come da preventivo allegato; 

 2   Rifacimento pavimentazione esistente in Via Piedi Degli Orti, attualmente in bitume ma originariamente in pietra;

 3   preparazione del fondo viario con massetto di sottofondo;

 4   canalizzazione delle condutture  idriche, elettriche e fognarie;

 5   raccolta e canalizzazione delle acque piovane;

 6   messa in opera della pavimentazione in pietra ad opus incertum;

 7   Rivestimento muri in cls con pietra;

 8   identificazione del percorso con apposita segnaletica e con l'installazione lungo il percorso di cartelli di direzione;

 9   installazione di una bacheca esplicativa in legno con le informazioni di carattere generale quali il grado di difficoltà ed il tempo di percorrenza, una planimetria che illustri l'area e le principali tappe che si possono effettuare e le norme basilari di comportamento;

 10               realizzazione e collocazione, in corrispondenza dei punti di sosta, di una bacheca didattica che mostri la nascita e l'evoluzione del borgo attraverso le sue componenti principali ( il cenobio basiliano, la Porta del Leccio, la Porta Vallone e la Porta di San Antuono);

 11               realizzazione e collocazione di cartelli in legno per l'identificazione e la segnalazione dei siti di maggior interesse storico e ambientale e per l'identificazione delle località e delle emergenze naturali (monti, fiumi osservabili;

 12               messa in opera degli elementi di arredo urbano: panchine e cestini portarifiuti;

 13               Realizzazione di materiale divulgativo, cartaceo (brochure,libro etc...) e multimediale, mirante alla promozione e valorizzazione del territorio in ambito nazionale ed internazionale, attraverso la produzione di brochure multilingue, che descrivano le finalità del progetto e gli strumenti che il turista potrà utilizzare per approfondire tutti gli aspetti dell'area d'interesse, con indicazione dei numeri utili, ubicazione dei punti informativi e gli orari informativi dei musei. Le brochure saranno realizzate per adulti e bambini, in modo da creare due itinerari ad hoc;

 13.1   promozione del territorio tramite la pubblicazione e la divulgazione gratuita del libro scritto dal Can. Domenicantonio Ronsini Vol. II e III nell'anno 1873;

 13.2   Ricevitori GPS per escursionismo, alimentato a batteria ricaricabili con pannelli fotovoltaico arrotolabile, che permette di orientarsi e raggiungere delle posizioni ben precise durante le  passeggiate, e contente le indicazioni dei siti di interesse storico e naturalistico;

 13.3   Convegno, dal tema “L'influenza del monachesimo sul territorio“. Si prevederà un servizio di segreteria per l'accoglienza, una degustazione dei prodotti tipici locali, display Riavvolgibili (Roll-up) per pubblicità e materiale divulgativo sul convegno;

 13.3.1      Allestimento di banchi per l'esposizioni di prodotti locali, al fine di integrare i vari settori produttivi del territorio;

 13.3.2      Allestimento di bagni chimici di cui uno per i diversamente abili;

 13.3.3      Eliminazione delle barriere architettoniche esistenti, relative al percorso della manifestazione, attraverso l'utilizzo di pedane a scivolo;

 13.3.4      Creazione di un'isola ecologica con contenitori  per ciascuna tipologia di rifiuto, al fine di razionalizzare e smaltire i rifiuti prodotti durante l’evento;

 13.3.5      Fornitura di prodotti eco-compatibili per un miglior svolgimento della manifestazione nel rispetto dell’ambiente;

 13.3.6      Spettacolo

 COMUNE DI ROFRANO - Via P. Scandizzo n° 1, 84070 Rofrano (SA)

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